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giovedì 19 aprile 2012

Acufene e stress


Si fa un gran parlare di stress, ovunque, e ormai questo termine è entrato nel linguaggio comune a indicare uno stato di disagio dovuto alle eccessive richieste dell’ambiente.
Nel mondo scientifico c’è accordo nel considerare il potenziale stressogeno dell’acufene.
Invece solo da poco inizia a diffondersi tra i più la necessaria distinzione tra stress ‘buono’ e ‘cattivo’.
Bisogna partire dal fatto che lo stress indica di per sé uno stato di attivazione e, come tale, è necessario affinchè l’Essere umano possa far fronte ai cambiamenti che la vita gli richiede.
Questa attività deve tenere conto sia del livello di funzionamento individuale e della sua tollerabilità, sia della quantità di richieste che arrivano dall’esterno.
È quindi dall’incrocio di questi fattori che si determinerà se uno stress sarà sopportabile (e a volte addirittura necessario) o meno.
In questo secondo caso lo stress porta a cambiamenti abnormi ed eccessivi nell’organismo che, alla lunga, rischiano di portare alla formazione di disagi e patologie come quelle a carico del sistema cardiocircolatorio o digestivo.

sabato 7 aprile 2012

Acufenici e suoni


Molti dei video o delle proposte multimediali che riguardano l’acufene presentano generici suoni piacevoli che ne smorzino l’impatto, come ad esempio il rilassante rumore del mare.
Ma l’ascolto di un ‘suono piacevole’ implica il coinvolgimento di un personale gusto e un sentire individuale che esprime pieghe anche recondite dell’animo umano.
La sound therapy che spesso viene consigliata agli acufenici, prevede una certa libertà di scelta della musica preferita perchè non a tutti è congeniale la musica classica e non a tutti l’Heavy metal.
Lo stimolo sonoro deve essere gradito a chi lo ascolta, altrimenti si rischia di indurre ulteriore disagio.
Provate a immaginare ad esempio l’effetto del classico gesso che stride graffiando la superficie di una lavagna: se avete serrato i denti, messo in tensione pugni e braccia, sollevato le spalle e percepito i brividi lungo il corpo, e non siete acufenici, potrete immaginare cosa loro intendono quando definiscono insopportabile l'acufene.

domenica 12 febbraio 2012

Acufene e psicoterapeuti

A ben vedere girando sul web noto con soddisfazione che inizia a essere riconosciuta l’importanza del trattamento psicologico nel disagio con l’acufene.
Da più parti è affermato che vi sono dimensioni che vanno trattate da psicologi e psicoterapeuti, figure che ormai appaiono in quasi tutte le équipe all’avanguardia.
Tra queste dimensioni l’ansia, i disturbi dell’umore, i disturbi cognitivi, del sonno, dell’alimentazione, relazionali solo per citare alcuni tra i più comuni legati all’acufene.
E questo riconoscimento non è inverosimile perché se nella mia esperienza ho trovato pochi colleghi al corrente di una complessità nel disagio con l’acufene (che, non finisco di sottolinearlo, non si esaurisce nella ‘mal sopportazione di un suono sgradito’ o nell’impatto dell’acufene sulla qualità della vita e il benessere), confrontandomi con loro ho comunque trovato che il sintomo acufene si presenta nei loro pazienti in più di un caso.

lunedì 2 gennaio 2012

Acufene e le fasi della vita: l’età pediatrica

Ci sono categorie di persone che difficilmente si collegano all'acufene.
Tra queste quella dei bambini.
L’età pediatrica è una fase della vita dove abbiamo una resistenza a pensare al disagio. Guardando un bambino, infatti, la parte più profonda di noi si ribella all’idea che anche lui possa soffrire.
Un bambino è sinonimo di vitalità, di gioia esplosiva e di energia allo stato puro.
Chi gira per gli ospedali, purtroppo, sa fin troppo bene che non è così, che la malattia e la sofferenza bussano anche alla porta dei nostri ‘frutti acerbi’.
Così anche l’acufene 
Capita di rado di sentirne parlare anche perché i sintomi sono difficilmente riferiti dai bambini mentre spesso si manifestano con segni secondari al disturbo come le difficoltà scolastiche o comportamentali.

L’ acufene e il ruolo dell’individualità

La nostra realtà è qualcosa che costruiamo o che esiste indipendentemente da noi?
Uno dei temi su cui l’uomo si è interrogato da tempi immemorabili.
Anche la psicologia ha posto e pone tra le sue questioni la relazione tra una realtà considerata oggettiva e l’apporto individuale, sia nel funzionamento normale che in quello patologico.
L’ansia, per esempio, può implicare antiche esperienze traumatiche (come la separazione dalle figure parentali che possono creare sentimenti dolorosi), o esperienze più recenti che, in ogni caso, non possono prescindere da quelle più lontane.
Ecco dunque l’importanza di andare a occuparsi di ciò che ‘sta sotto’ all’acufene, e di provare a immaginare questo come conseguenza e non causa del disagio psicologico.
E’ naturalmente riduttivo ipotizzare solo una causa psicologica all’insorgenza dell’acufene (come illustra bene la PNEI), ma è altresì riduttivo omologare gli acufeni in un’unica categoria.
L’acufene, in buona sostanza, non sarebbe sufficiente a spiegare lo stato di disagio di colui che presenta il sintomo, ma sarebbe uno degli indicatori su cui lo specifico disagio, che necessita di un adeguato bilancio clinico, si innesta.
Dunque non c’è una risposta univoca al disagio causato dall’acufene, e si ravvisa la necessità di attuare percorsi che ‘navighino’ sulle onde delle specifiche forme che ogni individuo con acufene presenta attraverso l’espressione e l’esplorazione dei suoi sistemi di significato.

giovedì 29 dicembre 2011

Acufene: crisi depressiva o depressione da crisi?

Sembra una provocazione, ma è ormai riconosciuto l’enorme impatto che lo stress ha per l’emergere di patologie psicosomatiche.
Ufficialmente la scienza definisce l’acufene un sintomo, un disturbo, mentre vi sono associazioni che si battono per vedere riconosciuta questa come una malattia.
Non voglio entrare nel merito del dibattito poiché è spesso difficile stabilire l’origine dell’acufene, soprattutto se si tratta di un acufene idiopatico.
Tuttavia le neuroscienze e la PNEI evidenziano sempre di più la stretta relazione tra eventi ambientali e reazioni fisiche.
Proprio stamattina, mentre passeggiavo alla luce di un pallido sole invernale, mi stavo domandando quanto l’attuale crisi economica possa influire sull’equilibrio psicofisico delle persone in generale e sulla percezione dell’acufene in particolare.
Visto che di solito i problemi dell’umore e l’ansia vedono un incremento in queste situazioni, e visto che tali problemi si ritrovano spesso in persone con acufene, è possibile che gli indici di sofferenza degli acufenici possano subire a loro volta un incremento legato alla prospettiva di un peggioramento delle condizioni economiche e di qualità della vita conseguenti.

giovedì 22 dicembre 2011

Acufene: è sempre segno di perdita uditiva?

Pare così strano, eppure capita in molti casi che l’acufene si accompagni a perdita uditiva.
Strano perché sembra un parodosso ‘sentire un suono perché non ci sentiamo!’.
In questi casi quello che accade è che sono colpite delle parti del sistema uditivo e la conseguente sordità viene ‘riparata’ dal cervello con la produzione di nuovi suoni o l’evidenziazione di suoni vicini.
Ma, questo tipo di ‘riparazione’ non si dimostra molto efficace visto che l’acufene disturba a volte più della difficoltà a sentire.
Forse in questi casi il rimedio è peggiore del male che cerca di curare?


martedì 20 dicembre 2011

Acufene:un fenomeno diffuso ma poco conosciuto

‘Acufene? Tinnitus? Cos’è?’.
Spesso capita di sentir dire questa frase, a dispetto di tutti i tentativi di sensibilizzazione e pubblicitari da parte di associazioni, aziende audioprotesiche, forum e trasmissioni televisive.
La vastità dell’impegno in questo campo è giustificata sia dall’estensione del fenomeno, che dal forte disagio che in molti casi l'acufene provoca.
Ma, come appare in tutti i casi in cui il problema non è visibile, esso ha bisogno di essere evidenziato con quanti più mezzi possibile.
L’altro giorno una persona a me molto vicina mi ha raccontato di aver scambiato due chiacchiere informali con un consulente al lavoro e che, una battuta dopo l’altra, hanno parlato di ‘rumori persistenti’. Il consulente, sull’onda dello scambio ha affermato ‘sì, come quel rumore che si sente nelle orecchie, come si chiama… ah, sì, l'acufene!’.
Allora forse, un passo dopo l’altro, la conoscenza dell'esistenza dell'acufene si sta diffondendo.