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sabato 18 febbraio 2012

Acufene e psicoterapia

In questi giorni ho fatto delle altre riflessioni in merito all’intervento psicoterapeutico per gli acufeni e su quanto già affermato dell’efficacia della psicoterapia.
Prendo spunto da un convegno svoltosi nel 2003: anche se ormai appare storia antica credo non sia superfluo ricordare.
In tale occasione un imprenditore famoso per avere integrato teorie cliniche e modalità terapeutiche in ambito medico, psicologico e audioprotesico affermò con decisione e senza supporto di evidenza scientifica:
‘la psicoterapia con il paziente acufenico non serve a nulla!’.
Ricordo il mio sconcerto visto che quasi tutti i medici e specialisti che avevo incontrato osservavano l’esistenza di una ‘componente psicologica’ nei pazienti con acufene e l’importanza di approfondirne l’origine, e sconcerto visto che un’affermazione così assoluta non era supportata da una sola ricerca che dimostrasse quanto l’imprenditore stava affermando.
Inutile fu il mio tentativo di richiedere un chiarimento in proposito ed ebbi come risposta solo una sonora risata. Mi spiegai la cosa pensando che fosse per la mia disastrosa pronuncia inglese …
L’imprenditore imputava il fallimento del suo metodo al fatto che chi lo applicava senza fare il suo corso non poteva avere successo nel togliere l’acufene …
Fin qui la storia.
Di recente, navigando sul web, ho trovato un sito che si occupa di acufeni dove sono accostati lo stesso imprenditore, vari tecnici di diversa provenienza e un solo psicoterapeuta il quale afferma che
‘il disturbo psicologico come ansia e depressione legato all’acufene va trattato con la psicoterapia!’.
Confesso che pensando ai due episodi mi sarebbe parsa un’incongruenza se non conoscessi la confusione che molti operatori che si occupano di acufeni hanno riguardo alla natura, al senso e alla diagnosi differenziale dei disturbi psicologici che si riscontrano in chi lamenta l’acufene.
Per questo vorrei concludere questo post citando solo a titolo di esempio due tra le numerose pubblicazioni di ricerche che si fanno sull’efficacia della psicoterapia in generale e con gli acufenici in particolare:

- Jones, E. E. (2008). L’azione terapeutica. Milano: Raffaello Cortina.
- Birgit Watzke, Heinz Rueddel, Uwe Koch, Matthias Rudolph2 and Holger Schulz, ‘Comparison of Therapeutic Action,Style and Content in Cognitive–Behavioural and Psychodynamic Group Therapy under Clinically Representative Conditions’, Clin. Psychol. Psychother. 15, 404–417 (2008).
Published online 10 October 2008 in Wiley InterScience (www.interscience.wiley.com). DOI: 10.1002/cpp.595

domenica 12 febbraio 2012

Acufene e psicoterapeuti

A ben vedere girando sul web noto con soddisfazione che inizia a essere riconosciuta l’importanza del trattamento psicologico nel disagio con l’acufene.
Da più parti è affermato che vi sono dimensioni che vanno trattate da psicologi e psicoterapeuti, figure che ormai appaiono in quasi tutte le équipe all’avanguardia.
Tra queste dimensioni l’ansia, i disturbi dell’umore, i disturbi cognitivi, del sonno, dell’alimentazione, relazionali solo per citare alcuni tra i più comuni legati all’acufene.
E questo riconoscimento non è inverosimile perché se nella mia esperienza ho trovato pochi colleghi al corrente di una complessità nel disagio con l’acufene (che, non finisco di sottolinearlo, non si esaurisce nella ‘mal sopportazione di un suono sgradito’ o nell’impatto dell’acufene sulla qualità della vita e il benessere), confrontandomi con loro ho comunque trovato che il sintomo acufene si presenta nei loro pazienti in più di un caso.

sabato 14 gennaio 2012

Acufene = rumore

Rumore. Tra i vari modi più o meno convenzionali di definire l’acufene c’è anche questo. Non posso evitare di riflettere sul motivo della scelta di questo termine. Così prendo lo Zingarelli e tra le varie accezioni trovo anche ‘dare l’allarme’ e ‘chiasso’. Ecco, credo che in queste due espressioni si condensi molta dell’esperienza soggettiva di chi mal sopporta l’acufene. ‘Chiasso’ rimanda a qualcosa di caotico, disordinato, fuori cioè dall’ordine quotidiano e abituale: un’esperienza di mancanza di controllo fastidiosa come spesso mi è stata riportata nei colloqui. Connesso è il senso di ‘allarme’, quel segnale che dice ‘sta per succedere qualcosa, tieniti pronto!’ e che è alla base dell’innestarsi dell’ansia in molti acufenici. L'acufene è quel qualcosa che deviando dalla norma persistentemente può preludere a scenari spaventosi. Non solo il timore di un definito danno fisico dunque quale può derivare da un trauma acustico, ma uno stato di allarme generico e pervasivo.

mercoledì 4 gennaio 2012

Acufene e disagio soggettivo

Molte ricercatori si sono chiesti se sia possibile tracciare un profilo di personalità della persona con acufene.
Se già vi è una difficoltà di classificazione degli acufeni capiamo quanto arduo sia dare un’unica descrizione della personalità dell’acufenico.
Studi illustrati di recente dalla Clinica ORL di Padova hanno trovato che non si può parlare di profili di personalità di un astratto ‘soggetto acufenico’, ma che si possono ritrovare delle caratteristiche comuni e frequenti quali ansia, umore basso, cattiva Qualità della vita e tendenza a negare difficoltà personali.
Non ci dobbiamo stupire di tali risultati nè del fatto che nella clinica non si riscontrino sempre e in tutte le persone sintomi identici.
Dobbiamo pensare che ogni persona reagisce all’acufene tenendo conto sia del suo bagaglio genetico, che delle caratteristiche del suo ambiente che delle esperienze personali e stili di vita.
Non è infatti un caso che uno dei più significativi indicatori per il clinico sia il disagio soggettivo per l’acufene.

lunedì 2 gennaio 2012

L’ acufene e il ruolo dell’individualità

La nostra realtà è qualcosa che costruiamo o che esiste indipendentemente da noi?
Uno dei temi su cui l’uomo si è interrogato da tempi immemorabili.
Anche la psicologia ha posto e pone tra le sue questioni la relazione tra una realtà considerata oggettiva e l’apporto individuale, sia nel funzionamento normale che in quello patologico.
L’ansia, per esempio, può implicare antiche esperienze traumatiche (come la separazione dalle figure parentali che possono creare sentimenti dolorosi), o esperienze più recenti che, in ogni caso, non possono prescindere da quelle più lontane.
Ecco dunque l’importanza di andare a occuparsi di ciò che ‘sta sotto’ all’acufene, e di provare a immaginare questo come conseguenza e non causa del disagio psicologico.
E’ naturalmente riduttivo ipotizzare solo una causa psicologica all’insorgenza dell’acufene (come illustra bene la PNEI), ma è altresì riduttivo omologare gli acufeni in un’unica categoria.
L’acufene, in buona sostanza, non sarebbe sufficiente a spiegare lo stato di disagio di colui che presenta il sintomo, ma sarebbe uno degli indicatori su cui lo specifico disagio, che necessita di un adeguato bilancio clinico, si innesta.
Dunque non c’è una risposta univoca al disagio causato dall’acufene, e si ravvisa la necessità di attuare percorsi che ‘navighino’ sulle onde delle specifiche forme che ogni individuo con acufene presenta attraverso l’espressione e l’esplorazione dei suoi sistemi di significato.

giovedì 29 dicembre 2011

Acufene: crisi depressiva o depressione da crisi?

Sembra una provocazione, ma è ormai riconosciuto l’enorme impatto che lo stress ha per l’emergere di patologie psicosomatiche.
Ufficialmente la scienza definisce l’acufene un sintomo, un disturbo, mentre vi sono associazioni che si battono per vedere riconosciuta questa come una malattia.
Non voglio entrare nel merito del dibattito poiché è spesso difficile stabilire l’origine dell’acufene, soprattutto se si tratta di un acufene idiopatico.
Tuttavia le neuroscienze e la PNEI evidenziano sempre di più la stretta relazione tra eventi ambientali e reazioni fisiche.
Proprio stamattina, mentre passeggiavo alla luce di un pallido sole invernale, mi stavo domandando quanto l’attuale crisi economica possa influire sull’equilibrio psicofisico delle persone in generale e sulla percezione dell’acufene in particolare.
Visto che di solito i problemi dell’umore e l’ansia vedono un incremento in queste situazioni, e visto che tali problemi si ritrovano spesso in persone con acufene, è possibile che gli indici di sofferenza degli acufenici possano subire a loro volta un incremento legato alla prospettiva di un peggioramento delle condizioni economiche e di qualità della vita conseguenti.