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venerdì 6 aprile 2012

Acufene: rassegnazione o accettazione?


Accade più spesso di quel che si creda che i consigli e i suggerimenti vengano recepiti con un significato diverso da quello originario.
Quando l’acufene si manifesta come sintomo sgradito e disturbante, spesso si propongono delle strategie di fronteggiamento che si basano sulla distrazione con le tipiche frasi ‘non ci pensi’, ‘faccia altro’, ‘dimentichi l’acufene’.
Ipotizzando che l’acufenico abbia un’idea su come procedere per ottenere l’obiettivo della distrazione o dell’oblio, non sempre l’effetto è sortito.
Su questo riflettevo oggi, e sulla possibilità che uno dei motivi poggi sulla confusione tra un atteggiamento di ‘rassegnazione’ e uno di ‘accettazione’.
Nell’atteggiamento rassegnato mi pare infatti di ravvisare una sorta di applicazione passiva delle proposte e tecniche consigliate dove la motivazione è solo in parte alleata.
Nell’accettazione, invece, scorgo la volontà di non subire una condanna senza appello - come pare di intravvedere in molti acufenici dove l’esplodere dell’acufene e il senso di disperazione si impongono in modo invadente e totalizzante - ma di difendere attivamente quegli arcipelaghi di benessere che seppure relegati nello sfondo, tuttavia sono sempre pronti a riemergere.

domenica 12 febbraio 2012

Acufene e psicoterapeuti

A ben vedere girando sul web noto con soddisfazione che inizia a essere riconosciuta l’importanza del trattamento psicologico nel disagio con l’acufene.
Da più parti è affermato che vi sono dimensioni che vanno trattate da psicologi e psicoterapeuti, figure che ormai appaiono in quasi tutte le équipe all’avanguardia.
Tra queste dimensioni l’ansia, i disturbi dell’umore, i disturbi cognitivi, del sonno, dell’alimentazione, relazionali solo per citare alcuni tra i più comuni legati all’acufene.
E questo riconoscimento non è inverosimile perché se nella mia esperienza ho trovato pochi colleghi al corrente di una complessità nel disagio con l’acufene (che, non finisco di sottolinearlo, non si esaurisce nella ‘mal sopportazione di un suono sgradito’ o nell’impatto dell’acufene sulla qualità della vita e il benessere), confrontandomi con loro ho comunque trovato che il sintomo acufene si presenta nei loro pazienti in più di un caso.

martedì 17 gennaio 2012

Acufene e psicologi


Perché gli psicologi (pochi purtroppo rispetto al numero sia di professionisti che di acufenici) si occupano di un disturbo che ha innanzitutto competenza medica?
L’acufene, come ormai è acquisito, è un fenomeno che non si esaurisce nella valutazione delle componenti organiche o fisico-acustiche.
Nella complessità di dimensioni che costituiscono l’acufene è acquisita anche l’interrelazione tra apparati che contraddice un semplice approccio lineare di causa-effetto e la visione limitata e limitante che, nel caso dell’acufene, porterebbe a considerare solo ‘l’orecchio’.
In questa complessità dell’acufene la componente psicologica, sia che si tratti del substrato neurologico dove si rilevano i cambiamenti psicologici, sia che si osservino i comportamenti dell’individuo e/o l’espressione del suo personale vissuto soggettivo, entra a pieno titolo.
È osservazione comune del medico che accoglie per la prima volta l’acufenico rilevare segni di disagio psicologico:

-      -l’acufene non fa dormire
-      -l’acufene compromette la capacità lavorativa
-      -l’acufene disturba la concentrazione nello studio
-      -l’acufene rende difficoltoso udire anche quando non c’è un’ipoacusia
-      -l’acufene porta a isolarsi socialmente
-      -l’acufene rende nervosi
-      -l’acufene abbassa l’umore
-      -l’acufene toglie speranza
-      -l’acufene è un pensiero prevalente
-      -l’acufene rende ansiosi …

Queste alcune delle più frequenti manifestazioni.
Disagi di questo tipo hanno ripercussioni anche sugli stili di vita che, a poco a poco e in base all’incidenza sul particolare individuo, iniziano a costruirsi letteralmente intorno al sintomo, facendo dell’acufene il perno su cui innestare future scelte.
A ben guardare si nota che l’acufene influisce sia sul benessere e la qualità della vita, sia su dimensioni che potenzialmente riguardano l’area psicopatologica.
Per questo motivo nei casi ‘difficili’ dove cioè l’acufene è fronteggiato a fatica risulta fondamentale un inquadramento e un intervento relativo agli aspetti psicologici implicati.

domenica 15 gennaio 2012

Acufene: e se fosse una malattia mentale?

Come molti degli eventi che giungono inaspettati nella vita anche l’acufene può vedersi riservare diversa accoglienza.
Qualcuno sostiene di non avervi fatto caso e, anzi, sarà perché è trascorso molto tempo, ma proprio non riesce a ricordare quando l’ha notato per la prima volta.
Qualcun altro invece ricorda perfettamente il momento, il luogo, cosa stava facendo, cosa ha pensato e come si è sentito.
Devo ricordare che ho incontrato la maggior parte degli acufenici per una richiesta di aiuto professionale, dunque a causa di un disagio soggettivo e della conseguente difficoltà a trovare da soli la soluzione.
Gli acufenici che ho conosciuto sono quindi una ben precisa parte: quella che cerca un rimedio o una cura per l’acufene che non riesce a fronteggiare in modo efficace.
In ogni caso quanto ho raccolto dalle loro testimonianze si riferisce a un’accoglienza per nulla gioiosa.
Molti di loro, una volta stabilito che l'acufene era qualcosa di stabile e non proveniva dal frigorifero, né dall’appartamento accanto, né dal palazzo prospiciente o da un’astronave di passaggio, si sono ritrovati a chiedersi se quello non fosse un segnale di incipiente pazzia o malattia mentale.
In buona sostanza a chiedersi quello che qualsiasi persona sana di mente, interessata al proprio benessere e poco informata sull’acufene si sarebbe chiesta.
Se questo pensiero, anche solo accennato, può essere passato per la mente di molti acufenici, per lo più esso si dissolve dopo aver ricevuto una corretta informazione.
In alcuni sfortunati casi questo pensiero può insinuarsi al punto da diventare un pensiero prevalente e disturbante per affrontare il quale è spesso necessario ricorrere a un aiuto professionale.
In una minima parte può anche esservi sia la malattia mentale che l’acufene, ma questo non riguarda la maggior parte degli acufenici e , in ogni caso, questa osservazione ci dimostra come acufene e malattia mentale non siano fenomeni sovrapponibili.