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sabato 19 maggio 2012

Acufene e processi cognitivi


Come affermavo nel post precedente può essere fuorviante applicare delle tecniche senza conoscere a sufficienza le funzioni su cui si va a intervenire.
Così per i processi cognitivi.
Troppo spesso infatti si parla di interventi ‘cognitivi’ come se consistessero in una serie di ricette, regole, norme o comandi da eseguire per migliorare l’uso delle funzioni coinvolte.
In realtà un processo cognitivo coinvolge molti aspetti sia consapevoli che inconsapevoli e questo è dimostrato anche dalle aree del Sistema Nervoso che implica e che sono sia nella parte più cosciente (la corteccia cerebrale) che in quelle aree sottocorticali di cui non siamo direttamente consapevoli.
Senza tener conto che il processo cognitivo deve considerare anche gli stimoli che provengono dall’ambiente e richiedono quindi all’organismo e alle sue funzioni di adattarsi in un flusso continuo.
Occuparsi di processi cognitivi perciò richiede una visione molto ampia di quello che succede su piani anche molto distanti tra loro.

giovedì 19 aprile 2012

Acufene e stress


Si fa un gran parlare di stress, ovunque, e ormai questo termine è entrato nel linguaggio comune a indicare uno stato di disagio dovuto alle eccessive richieste dell’ambiente.
Nel mondo scientifico c’è accordo nel considerare il potenziale stressogeno dell’acufene.
Invece solo da poco inizia a diffondersi tra i più la necessaria distinzione tra stress ‘buono’ e ‘cattivo’.
Bisogna partire dal fatto che lo stress indica di per sé uno stato di attivazione e, come tale, è necessario affinchè l’Essere umano possa far fronte ai cambiamenti che la vita gli richiede.
Questa attività deve tenere conto sia del livello di funzionamento individuale e della sua tollerabilità, sia della quantità di richieste che arrivano dall’esterno.
È quindi dall’incrocio di questi fattori che si determinerà se uno stress sarà sopportabile (e a volte addirittura necessario) o meno.
In questo secondo caso lo stress porta a cambiamenti abnormi ed eccessivi nell’organismo che, alla lunga, rischiano di portare alla formazione di disagi e patologie come quelle a carico del sistema cardiocircolatorio o digestivo.

lunedì 13 febbraio 2012

Acufene e le fasi della vita 2: l’età lavorativa

Chi, pur non essendo acufenico, ha un’idea di cosa sia convivere con un acufene invalidante e dovere lo stesso essere un lavoratore efficiente?
Spesso parlo di acufeni con chi non ne ha mai sentito parlare prima e, come accade per tutte le ‘patologie che non si vedono’, può essere arduo comprenderne i risvolti.
Ascoltare la storia di chi è affetto da acufene può aprire gli orizzonti su questo territorio, così talvolta invito le persone interessate a sapere di più sull’acufene a visitare qualche sito specialistico e forum di acufenici che si scambiano consigli ed esperienze.
Proprio in questi forum si può scoprire con quanta difficoltà affronta la quotidianità lavorativa chi ha un acufene invalidante da molti anni, o chi ha appena scoperto di avere l’acufene e sta cercando di abituarsi, quasi avesse una zavorra di cui non riesce a liberarsi.
E spesso in queste condizioni l’acufenico vede diminuire le sue energie, diminuire la sua capacità di concentrazione e lavorativa, e a volte è costretto o a ‘darci dentro’per cambiare le condizioni di lavoro, se è fortunato e la situazione lo permette, o a cambiare lavoro se il disturbo per l’acufene diviene sofferenza insopportabile e insostenibile (penso per esempio alle persone che lavorano in ambienti rumorosi come scuole, locali o discoteche e che magari soffrono per l’acufene a causa di un trauma acustico).
A fronte di questo, però, ci sono i casi di coloro che vedono diminuire le proprie prestazioni all’insorgenza dell’acufene perché il loro organismo (non solo fisico ma anche psicologico) sta cercando di abituarsi con un nuovo equilibrio, o casi di coloro che trovano strategie vincenti per gestire l’acufene, o, infine, coloro cui l’acufene ha fatto solo una breve visita.
In ultima analisi l’effetto dell’acufene sulla capacità lavorativa dipende dal tipo di lavoro, dalle caratteristiche dell’acufene e dalle caratteristiche della persona che deve fronteggiare quell’acufene.

lunedì 16 gennaio 2012

Acufene e medicina

L’acufene è un sintomo. L’acufene è un disturbo. L’acufene è un suono anomalo in quanto privo di una sorgente esterna che lo causi.
Da qualsiasi punto lo si guardi quando l’acufene arriva subito ci si chiede ‘cosa c’è che non va?’.
L’acufene è un evento imprevisto, uno scarto dalla norma, una deviazione dal consueto funzionamento abituale. Prima che l’acufene si manifestasse, infatti, l’abitudine era un’altra.
Il senso di estraneità rispetto al precedente equilibrio porta molti a ricercare un rimedio.
Il primo interlocutore quando arriva il sintomo acufene, è il medico.
È importante escludere le cause più gravi responsabili dell’acufene anche se per la maggior parte dei casi non si danno.
Il canale su cui si esprime l’acufene è un canale fisico. È implicato il sistema percettivo, nello specifico la dimensione acustica, e le sensazioni sono collocate a livello dell’orecchio, o della testa, ma in generale l’acufene evoca un suono, quindi la compromissione dell’apparato uditivo.
In realtà quando emerge un acufene l’organismo può essere colpito a livelli ancora più vari: dalle parti più periferiche dell’orecchio, al sistema nervoso centrale, a sistemi anche molto lontani quali il sistema cardiocircolatorio o quello osteoarticolare.

Per questo la medicina ufficiale occidentale trova al suo interno specialisti che si occupano di questi diversi piani e l’indagine clinica si può avvalere di competenze apparentemente lontane da quello che appare di primo acchito l’acufene: un suono.
Così quando un acufenico inizia il suo iter di indagine alla ricerca di una soluzione per il suo acufene, spesso si trova in luoghi che non si sarebbe immaginato di visitare quando per la prima volta ha sottoposto al medico il suo disturbo.
Talvolta l’iter diviene un’incessante ricerca di cause, spesso sconosciute, o di rimedi per eliminare l’acufene o renderlo sopportabile.
La ricerca continua intanto a lavorare per trovare nuove cure che possano aiutare se non tutti (visto che la tipologia è varia) almeno alcuni casi di acufene.