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sabato 7 aprile 2012

Acufenici e suoni


Molti dei video o delle proposte multimediali che riguardano l’acufene presentano generici suoni piacevoli che ne smorzino l’impatto, come ad esempio il rilassante rumore del mare.
Ma l’ascolto di un ‘suono piacevole’ implica il coinvolgimento di un personale gusto e un sentire individuale che esprime pieghe anche recondite dell’animo umano.
La sound therapy che spesso viene consigliata agli acufenici, prevede una certa libertà di scelta della musica preferita perchè non a tutti è congeniale la musica classica e non a tutti l’Heavy metal.
Lo stimolo sonoro deve essere gradito a chi lo ascolta, altrimenti si rischia di indurre ulteriore disagio.
Provate a immaginare ad esempio l’effetto del classico gesso che stride graffiando la superficie di una lavagna: se avete serrato i denti, messo in tensione pugni e braccia, sollevato le spalle e percepito i brividi lungo il corpo, e non siete acufenici, potrete immaginare cosa loro intendono quando definiscono insopportabile l'acufene.

venerdì 6 aprile 2012

Acufene: rassegnazione o accettazione?


Accade più spesso di quel che si creda che i consigli e i suggerimenti vengano recepiti con un significato diverso da quello originario.
Quando l’acufene si manifesta come sintomo sgradito e disturbante, spesso si propongono delle strategie di fronteggiamento che si basano sulla distrazione con le tipiche frasi ‘non ci pensi’, ‘faccia altro’, ‘dimentichi l’acufene’.
Ipotizzando che l’acufenico abbia un’idea su come procedere per ottenere l’obiettivo della distrazione o dell’oblio, non sempre l’effetto è sortito.
Su questo riflettevo oggi, e sulla possibilità che uno dei motivi poggi sulla confusione tra un atteggiamento di ‘rassegnazione’ e uno di ‘accettazione’.
Nell’atteggiamento rassegnato mi pare infatti di ravvisare una sorta di applicazione passiva delle proposte e tecniche consigliate dove la motivazione è solo in parte alleata.
Nell’accettazione, invece, scorgo la volontà di non subire una condanna senza appello - come pare di intravvedere in molti acufenici dove l’esplodere dell’acufene e il senso di disperazione si impongono in modo invadente e totalizzante - ma di difendere attivamente quegli arcipelaghi di benessere che seppure relegati nello sfondo, tuttavia sono sempre pronti a riemergere.

mercoledì 4 gennaio 2012

Acufene e disagio soggettivo

Molte ricercatori si sono chiesti se sia possibile tracciare un profilo di personalità della persona con acufene.
Se già vi è una difficoltà di classificazione degli acufeni capiamo quanto arduo sia dare un’unica descrizione della personalità dell’acufenico.
Studi illustrati di recente dalla Clinica ORL di Padova hanno trovato che non si può parlare di profili di personalità di un astratto ‘soggetto acufenico’, ma che si possono ritrovare delle caratteristiche comuni e frequenti quali ansia, umore basso, cattiva Qualità della vita e tendenza a negare difficoltà personali.
Non ci dobbiamo stupire di tali risultati nè del fatto che nella clinica non si riscontrino sempre e in tutte le persone sintomi identici.
Dobbiamo pensare che ogni persona reagisce all’acufene tenendo conto sia del suo bagaglio genetico, che delle caratteristiche del suo ambiente che delle esperienze personali e stili di vita.
Non è infatti un caso che uno dei più significativi indicatori per il clinico sia il disagio soggettivo per l’acufene.

Acufene e tinnitus: due termini per uno stesso fenomeno

Chi non conosce la realtà dell’acufene o la conosce superficialmente pensa che i termini ‘acufene’ e ‘tinnitus’ si riferiscano a diversi disturbi.
In realtà essi indicano lo stesso fenomeno.
La differenza risiede nell’etimologia dei due termini.
Mentre ‘acufene’ infatti deriva dal greco e sottolinea il fatto che si manifesti un suono, ‘tinnitus’ deriva dal latino e sottolinea il tipo di suono che si manifesta in alcuni acufeni e cioè un ‘trillo’.
Anche denominare con diverse etichette uno stesso oggetto richiama la complessità di un fenomeno che, visto da diverse prospettive, sembra riferirsi a entità scollegate tra loro.
Per la sua maggiore capacità di abbracciare manifestazioni diverse personalmente preferisco esprimermi usando il termine 'acufene'.

lunedì 2 gennaio 2012

Acufene e le fasi della vita: l’età pediatrica

Ci sono categorie di persone che difficilmente si collegano all'acufene.
Tra queste quella dei bambini.
L’età pediatrica è una fase della vita dove abbiamo una resistenza a pensare al disagio. Guardando un bambino, infatti, la parte più profonda di noi si ribella all’idea che anche lui possa soffrire.
Un bambino è sinonimo di vitalità, di gioia esplosiva e di energia allo stato puro.
Chi gira per gli ospedali, purtroppo, sa fin troppo bene che non è così, che la malattia e la sofferenza bussano anche alla porta dei nostri ‘frutti acerbi’.
Così anche l’acufene 
Capita di rado di sentirne parlare anche perché i sintomi sono difficilmente riferiti dai bambini mentre spesso si manifestano con segni secondari al disturbo come le difficoltà scolastiche o comportamentali.

L’ acufene e il ruolo dell’individualità

La nostra realtà è qualcosa che costruiamo o che esiste indipendentemente da noi?
Uno dei temi su cui l’uomo si è interrogato da tempi immemorabili.
Anche la psicologia ha posto e pone tra le sue questioni la relazione tra una realtà considerata oggettiva e l’apporto individuale, sia nel funzionamento normale che in quello patologico.
L’ansia, per esempio, può implicare antiche esperienze traumatiche (come la separazione dalle figure parentali che possono creare sentimenti dolorosi), o esperienze più recenti che, in ogni caso, non possono prescindere da quelle più lontane.
Ecco dunque l’importanza di andare a occuparsi di ciò che ‘sta sotto’ all’acufene, e di provare a immaginare questo come conseguenza e non causa del disagio psicologico.
E’ naturalmente riduttivo ipotizzare solo una causa psicologica all’insorgenza dell’acufene (come illustra bene la PNEI), ma è altresì riduttivo omologare gli acufeni in un’unica categoria.
L’acufene, in buona sostanza, non sarebbe sufficiente a spiegare lo stato di disagio di colui che presenta il sintomo, ma sarebbe uno degli indicatori su cui lo specifico disagio, che necessita di un adeguato bilancio clinico, si innesta.
Dunque non c’è una risposta univoca al disagio causato dall’acufene, e si ravvisa la necessità di attuare percorsi che ‘navighino’ sulle onde delle specifiche forme che ogni individuo con acufene presenta attraverso l’espressione e l’esplorazione dei suoi sistemi di significato.

giovedì 29 dicembre 2011

Acufene: crisi depressiva o depressione da crisi?

Sembra una provocazione, ma è ormai riconosciuto l’enorme impatto che lo stress ha per l’emergere di patologie psicosomatiche.
Ufficialmente la scienza definisce l’acufene un sintomo, un disturbo, mentre vi sono associazioni che si battono per vedere riconosciuta questa come una malattia.
Non voglio entrare nel merito del dibattito poiché è spesso difficile stabilire l’origine dell’acufene, soprattutto se si tratta di un acufene idiopatico.
Tuttavia le neuroscienze e la PNEI evidenziano sempre di più la stretta relazione tra eventi ambientali e reazioni fisiche.
Proprio stamattina, mentre passeggiavo alla luce di un pallido sole invernale, mi stavo domandando quanto l’attuale crisi economica possa influire sull’equilibrio psicofisico delle persone in generale e sulla percezione dell’acufene in particolare.
Visto che di solito i problemi dell’umore e l’ansia vedono un incremento in queste situazioni, e visto che tali problemi si ritrovano spesso in persone con acufene, è possibile che gli indici di sofferenza degli acufenici possano subire a loro volta un incremento legato alla prospettiva di un peggioramento delle condizioni economiche e di qualità della vita conseguenti.

giovedì 22 dicembre 2011

Acufene: è sempre segno di perdita uditiva?

Pare così strano, eppure capita in molti casi che l’acufene si accompagni a perdita uditiva.
Strano perché sembra un parodosso ‘sentire un suono perché non ci sentiamo!’.
In questi casi quello che accade è che sono colpite delle parti del sistema uditivo e la conseguente sordità viene ‘riparata’ dal cervello con la produzione di nuovi suoni o l’evidenziazione di suoni vicini.
Ma, questo tipo di ‘riparazione’ non si dimostra molto efficace visto che l’acufene disturba a volte più della difficoltà a sentire.
Forse in questi casi il rimedio è peggiore del male che cerca di curare?


Acufene e PNEI

Spesso navigando sul web si trovano termini di difficile comprensione anche perché sono utilizzate delle sigle o degli acronimi il cui significato è comprensibile solo da personale specializzato.
Così per la PNEI.
Visto che se ne parla sempre più spesso in concomitanza con l’acufene, allora vorrei chiarirne il significato.
PNEI sta per psico-neuro-endocrino-immunologia, e si riferisce a quella branca della scienza che studia i complessi rapporti tra gli aspetti psicologici, nervosi, ormonali e immunologici.
In quanto individui, infatti, queste parti comunicano in noi così che un cambiamento a uno di questi sistemi (per esempio a quello psicologico) può avere degli effetti sugli altri tre e viceversa. Così anche in molti casi di acufene.

mercoledì 21 dicembre 2011

Acufene idiopatico: cos’è?

Come dicevo c’è una notevole difficoltà a definire un’unica classificazione per gli acufeni.
Vi sono però dei casi dove si possono determinare le cause e prendere gli opportuni provvedimenti.
Accade di solito per quegli acufeni chiamati ‘oggettivi’ (così detti perchè possono anche essere percepiti da una persona esterna).
Vi sono acufeni legati a patologie ‘lontane’ dalle strutture uditive, come quelle sistemiche (vd. ipertiroidismo), articolari, legate al sistema vascolare (per es. in alcuni casi di ipertensione), a forme tumorali, o seguenti a traumi cranici (per esempio dopo incidenti stradali).
Si può in questi casi trovare delle appropriate cure mediche, chirurgiche o farmacologiche che, eliminata la causa, possono far sparire anche l’acufene che vi era legato.
Soprattutto quando il problema è preso tempestivamente e sempre tempestivamente diagnosticato e curato dal medico.
Questa è però una minima parte dei casi di acufene (il che non significa che non devono essere definiti acufeni o che il loro disturbo deva essere considerato di ‘serie B’).
La maggior parte dei casi, invece, non ha una causa certa e definita.
Questi sono gli acufeni chiamati idiopatici.
Spesso bisogna andare indietro di 5, 10, e anche 40 anni, per risalire alla loro comparsa e di conseguenza è difficile stabilire le condizioni di insorgenza (tra l’altro all’epoca non vi era ancora la diagnostica strumentale o la formazione per escludere fattori precipitanti o causali quali lo stress).
Vediamo allora come sia importante avere una visione globale sulle varie tipologie di acufeni e loro metodi di cura prima di affermare che gli acufeni non hanno causa certa.
L'acufene che non ha causa certa ha un nome ed è ‘acufene idiopatico’.

lunedì 19 dicembre 2011

Acufene: classificazione

Sappiamo esservi classificazioni dell’acufene che si basano sulla sua causa (a volte ipotizzata, a volte certa), sulla parte corporea che interessa (orecchio, nervi acustici, cervello, sistema circolatorio …), sulle manifestazioni cliniche (oggettivo o soggettivo, ad esempio), sui risultati di alcuni test strumentali (audiometria, impedenzometria, ABR …).
Tuttavia è ormai riconosciuto come una classificazione univoca del tinnitus sia lontana dall’essere definita.
Perché allora permangono ancora queste categorie quando viene messa in dubbio la loro univocità (cioè la loro validità in tutti i casi di acufene)?
Questo avviene perché tali classificazioni si possono usare con pazienti per cui essa risulta utile.

Ovviamente dobbiamo tener presente che sono classificazioni usate da chi svolge attività clinica, ha esperienza ed è in grado di stabilire se tali diciture sono adeguate a quel paziente e a quell'acufene.
Inoltre soprattutto quando si lavora in équipe multidisciplinari è importante utilizzare un linguaggio che possa essere comune tra professionalità diverse.