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lunedì 16 gennaio 2012

Acufene e medicina

L’acufene è un sintomo. L’acufene è un disturbo. L’acufene è un suono anomalo in quanto privo di una sorgente esterna che lo causi.
Da qualsiasi punto lo si guardi quando l’acufene arriva subito ci si chiede ‘cosa c’è che non va?’.
L’acufene è un evento imprevisto, uno scarto dalla norma, una deviazione dal consueto funzionamento abituale. Prima che l’acufene si manifestasse, infatti, l’abitudine era un’altra.
Il senso di estraneità rispetto al precedente equilibrio porta molti a ricercare un rimedio.
Il primo interlocutore quando arriva il sintomo acufene, è il medico.
È importante escludere le cause più gravi responsabili dell’acufene anche se per la maggior parte dei casi non si danno.
Il canale su cui si esprime l’acufene è un canale fisico. È implicato il sistema percettivo, nello specifico la dimensione acustica, e le sensazioni sono collocate a livello dell’orecchio, o della testa, ma in generale l’acufene evoca un suono, quindi la compromissione dell’apparato uditivo.
In realtà quando emerge un acufene l’organismo può essere colpito a livelli ancora più vari: dalle parti più periferiche dell’orecchio, al sistema nervoso centrale, a sistemi anche molto lontani quali il sistema cardiocircolatorio o quello osteoarticolare.

Per questo la medicina ufficiale occidentale trova al suo interno specialisti che si occupano di questi diversi piani e l’indagine clinica si può avvalere di competenze apparentemente lontane da quello che appare di primo acchito l’acufene: un suono.
Così quando un acufenico inizia il suo iter di indagine alla ricerca di una soluzione per il suo acufene, spesso si trova in luoghi che non si sarebbe immaginato di visitare quando per la prima volta ha sottoposto al medico il suo disturbo.
Talvolta l’iter diviene un’incessante ricerca di cause, spesso sconosciute, o di rimedi per eliminare l’acufene o renderlo sopportabile.
La ricerca continua intanto a lavorare per trovare nuove cure che possano aiutare se non tutti (visto che la tipologia è varia) almeno alcuni casi di acufene.

domenica 15 gennaio 2012

Acufene e silenzio

E di fronte al rumore dell'acufene il silenzio.
Sua parte complementare, l’altra metà del cielo, il rovescio della medaglia.
Quante volte si sente parlare del silenzio come ‘vuoto fertile’, luogo di attesa feconda di un divenire senza volontà in opposizione alla frenesia pressante di un agire orientato.
Spesso il silenzio fa da sfondo, riempie gli spazi residui, fa da contorno a suoni e frastuoni definiti. E dai loro effetti allevia, come il riposo dopo la fatica, come l’espirazione dopo l’inspirazione, come il sollievo dopo la tensione, in un ritmo incessante di ‘essere’ e ‘non essere’ dove il ‘non essere’ aggiunge senso all’ ‘essere’.
Un silenzio che diviene perdita, lutto, quando l’acufene pervade prepotentemente ogni luogo e spazio, senza possibilità di tregua o di recupero, senza lo slancio che riprende vigore nella pausa. 
Un lungo e inesorabile acufene.

mercoledì 4 gennaio 2012

Acufene e tinnitus: due termini per uno stesso fenomeno

Chi non conosce la realtà dell’acufene o la conosce superficialmente pensa che i termini ‘acufene’ e ‘tinnitus’ si riferiscano a diversi disturbi.
In realtà essi indicano lo stesso fenomeno.
La differenza risiede nell’etimologia dei due termini.
Mentre ‘acufene’ infatti deriva dal greco e sottolinea il fatto che si manifesti un suono, ‘tinnitus’ deriva dal latino e sottolinea il tipo di suono che si manifesta in alcuni acufeni e cioè un ‘trillo’.
Anche denominare con diverse etichette uno stesso oggetto richiama la complessità di un fenomeno che, visto da diverse prospettive, sembra riferirsi a entità scollegate tra loro.
Per la sua maggiore capacità di abbracciare manifestazioni diverse personalmente preferisco esprimermi usando il termine 'acufene'.

giovedì 22 dicembre 2011

Acufene: è sempre segno di perdita uditiva?

Pare così strano, eppure capita in molti casi che l’acufene si accompagni a perdita uditiva.
Strano perché sembra un parodosso ‘sentire un suono perché non ci sentiamo!’.
In questi casi quello che accade è che sono colpite delle parti del sistema uditivo e la conseguente sordità viene ‘riparata’ dal cervello con la produzione di nuovi suoni o l’evidenziazione di suoni vicini.
Ma, questo tipo di ‘riparazione’ non si dimostra molto efficace visto che l’acufene disturba a volte più della difficoltà a sentire.
Forse in questi casi il rimedio è peggiore del male che cerca di curare?


mercoledì 21 dicembre 2011

‘Sentire’ e Acufene

Ci avete mai fatto caso?
In italiano il termine ‘Sentire’ rimanda a significati vari:

Sento il suono del campanello
Sento vibrare il cellulare
Sento il battito del mio cuore dopo una corsa
Sento i brividi della febbre
Sento il calore di una tazza di the
Sento la paura dopo un incidente
Sento la tenerezza guardando mio figlio
Sento la rabbia per un’ingiustizia subita
Sento la gioia nel rivedere un amico
Sento il dolore di un mal di testa
Sento il dolore di aver perso un mio caro…
Non tutto il sentire è legato all’apparato uditivo o ai suoni.
E a volte una stessa parola può riferirsi a fenomeni diversi.
Pare banale, ma spesso nella quotidianità e per le abitudini ormai consolidate non ci si fa più caso, ed è come se a un certo livello in noi i significati si confondessero.
Credo che non sia superfluo ricordare questo aspetto perché capita anche che l’erronea individuazione della causa porti a cercare nel posto sbagliato la soluzione ai nostri problemi.
Questo è molto vero in caso di acufene.

Ci sono situazioni dove la chiarezza arriva dall’esterno, e altre dove è importante soffermarsi a riflettere più a lungo su noi stessi.
Non accontentandoci di un solo aspetto, ma esplorando il maggior numero di parti che ci connotano.
Quelle conosciute e quelle meno evidenti a uno sguardo superficiale.

In ultima analisi: l'acufene non è solo 'sentire un suono'.