‘Se hai un disagio psicologico per l’acufene prendi lo psicofarmaco!’.
Non avrei immaginato di dover tornare sul tema della formazione e dell’importanza della diagnosi nella cura per gli acufeni.
Da più parti si è diffusa l’idea che la pillola della felicità sia una e una sola e sia il rimedio di ogni tipo di disagio o sofferenza.
Peccato che l’esperienza e la realtà disattendano una visione così semplicistica e che, anzi, il bilancio farmacologico metta a dura prova anche i medici più esperti.
Occorre quindi ricordare che varie sono le tipologie di psicofarmaci così come diverse le dimensioni psicopatologiche che tengono sotto controllo in caso di necessità.
La cui prescrizione deve avvalersi di un consulto diretto con il medico di riferimento.
Acufene: un puzzle di difficile soluzione. Quali teorie vengono proposte? Quante sono le vie percorribili? Come lo vive chi ne soffre senza apparente via d’uscita? Una serie di osservazioni su un fenomeno affascinante e a tratti misterioso nella sua poliedricità che prende avvio dall’esperienza clinica come psicologa. Rivolto a chi a vario titolo se ne interessa.
Visualizzazione post con etichetta cure. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cure. Mostra tutti i post
sabato 18 febbraio 2012
Acufene e psicoterapia
In questi giorni ho fatto delle altre riflessioni in merito all’intervento psicoterapeutico per gli acufeni e su quanto già affermato dell’efficacia della psicoterapia.
Prendo spunto da un convegno svoltosi nel 2003: anche se ormai appare storia antica credo non sia superfluo ricordare.
In tale occasione un imprenditore famoso per avere integrato teorie cliniche e modalità terapeutiche in ambito medico, psicologico e audioprotesico affermò con decisione e senza supporto di evidenza scientifica:
‘la psicoterapia con il paziente acufenico non serve a nulla!’.
Ricordo il mio sconcerto visto che quasi tutti i medici e specialisti che avevo incontrato osservavano l’esistenza di una ‘componente psicologica’ nei pazienti con acufene e l’importanza di approfondirne l’origine, e sconcerto visto che un’affermazione così assoluta non era supportata da una sola ricerca che dimostrasse quanto l’imprenditore stava affermando.
Inutile fu il mio tentativo di richiedere un chiarimento in proposito ed ebbi come risposta solo una sonora risata. Mi spiegai la cosa pensando che fosse per la mia disastrosa pronuncia inglese …
L’imprenditore imputava il fallimento del suo metodo al fatto che chi lo applicava senza fare il suo corso non poteva avere successo nel togliere l’acufene …
Fin qui la storia.
Di recente, navigando sul web, ho trovato un sito che si occupa di acufeni dove sono accostati lo stesso imprenditore, vari tecnici di diversa provenienza e un solo psicoterapeuta il quale afferma che
‘il disturbo psicologico come ansia e depressione legato all’acufene va trattato con la psicoterapia!’.
Confesso che pensando ai due episodi mi sarebbe parsa un’incongruenza se non conoscessi la confusione che molti operatori che si occupano di acufeni hanno riguardo alla natura, al senso e alla diagnosi differenziale dei disturbi psicologici che si riscontrano in chi lamenta l’acufene.
Per questo vorrei concludere questo post citando solo a titolo di esempio due tra le numerose pubblicazioni di ricerche che si fanno sull’efficacia della psicoterapia in generale e con gli acufenici in particolare:
- Jones, E. E. (2008). L’azione terapeutica. Milano: Raffaello Cortina.
- Birgit Watzke, Heinz Rueddel, Uwe Koch, Matthias Rudolph2 and Holger Schulz, ‘Comparison of Therapeutic Action,Style and Content in Cognitive–Behavioural and Psychodynamic Group Therapy under Clinically Representative Conditions’, Clin. Psychol. Psychother. 15, 404–417 (2008).
Published online 10 October 2008 in Wiley InterScience (www.interscience.wiley.com). DOI: 10.1002/cpp.595
Prendo spunto da un convegno svoltosi nel 2003: anche se ormai appare storia antica credo non sia superfluo ricordare.
In tale occasione un imprenditore famoso per avere integrato teorie cliniche e modalità terapeutiche in ambito medico, psicologico e audioprotesico affermò con decisione e senza supporto di evidenza scientifica:
‘la psicoterapia con il paziente acufenico non serve a nulla!’.
Ricordo il mio sconcerto visto che quasi tutti i medici e specialisti che avevo incontrato osservavano l’esistenza di una ‘componente psicologica’ nei pazienti con acufene e l’importanza di approfondirne l’origine, e sconcerto visto che un’affermazione così assoluta non era supportata da una sola ricerca che dimostrasse quanto l’imprenditore stava affermando.
Inutile fu il mio tentativo di richiedere un chiarimento in proposito ed ebbi come risposta solo una sonora risata. Mi spiegai la cosa pensando che fosse per la mia disastrosa pronuncia inglese …
L’imprenditore imputava il fallimento del suo metodo al fatto che chi lo applicava senza fare il suo corso non poteva avere successo nel togliere l’acufene …
Fin qui la storia.
Di recente, navigando sul web, ho trovato un sito che si occupa di acufeni dove sono accostati lo stesso imprenditore, vari tecnici di diversa provenienza e un solo psicoterapeuta il quale afferma che
‘il disturbo psicologico come ansia e depressione legato all’acufene va trattato con la psicoterapia!’.
Confesso che pensando ai due episodi mi sarebbe parsa un’incongruenza se non conoscessi la confusione che molti operatori che si occupano di acufeni hanno riguardo alla natura, al senso e alla diagnosi differenziale dei disturbi psicologici che si riscontrano in chi lamenta l’acufene.
Per questo vorrei concludere questo post citando solo a titolo di esempio due tra le numerose pubblicazioni di ricerche che si fanno sull’efficacia della psicoterapia in generale e con gli acufenici in particolare:
- Jones, E. E. (2008). L’azione terapeutica. Milano: Raffaello Cortina.
- Birgit Watzke, Heinz Rueddel, Uwe Koch, Matthias Rudolph2 and Holger Schulz, ‘Comparison of Therapeutic Action,Style and Content in Cognitive–Behavioural and Psychodynamic Group Therapy under Clinically Representative Conditions’, Clin. Psychol. Psychother. 15, 404–417 (2008).
Published online 10 October 2008 in Wiley InterScience (www.interscience.wiley.com). DOI: 10.1002/cpp.595
Etichette:
acufene,
ansia,
componente psicologica,
cure,
depressione,
diagnosi,
efficacia psicoterapia,
evidenze scientifiche,
ricerca,
sintomi,
terapia,
trattamento,
valutazione dei risultati
venerdì 17 febbraio 2012
Acufene : la realtà europea
Basta visitare il sito dell’EUTI (European Federation of Tinnitus Associations) per comprendere come l’acufene non sia un sintomo culturalmente circoscritto.
Tale associazione si occupa del coordinamento delle associazioni che si occupano di acufene in area europea, coinvolge molteplici studiosi e fornisce le linee guida comuni nei Paesi coinvolti.
Si può visitare il sito all’indirizzo: www.eutinnitus.com/.
L’esistenza di un tale sito dimostra da un lato la diffusione dell’acufene, dall’altro l’interesse e gli sforzi della scienza di trovare nuove cure o protocolli di intervento specifici per l’acufene, e infine la definizione dei limiti che questi approcci possono avere.
La posizione dell’EUTI di fronte alle cure non convenzionali per l’acufene dimostra il rigore metodologico per cui, a fronte di casi di acufenici che si dichiarano soddisfatti di tali interventi non convenzionali, e in mancanza di ricerche che dimostrino scientificamente sia l’efficacia che la non efficacia di tali interventi, sospende il giudizio.
Pur, naturalmente, invitando il paziente con acufene a una scelta cauta e oculata dei trattamenti.
Tale associazione si occupa del coordinamento delle associazioni che si occupano di acufene in area europea, coinvolge molteplici studiosi e fornisce le linee guida comuni nei Paesi coinvolti.
Si può visitare il sito all’indirizzo: www.eutinnitus.com/.
L’esistenza di un tale sito dimostra da un lato la diffusione dell’acufene, dall’altro l’interesse e gli sforzi della scienza di trovare nuove cure o protocolli di intervento specifici per l’acufene, e infine la definizione dei limiti che questi approcci possono avere.
La posizione dell’EUTI di fronte alle cure non convenzionali per l’acufene dimostra il rigore metodologico per cui, a fronte di casi di acufenici che si dichiarano soddisfatti di tali interventi non convenzionali, e in mancanza di ricerche che dimostrino scientificamente sia l’efficacia che la non efficacia di tali interventi, sospende il giudizio.
Pur, naturalmente, invitando il paziente con acufene a una scelta cauta e oculata dei trattamenti.
Etichette:
acufene,
cultura,
cure,
diffusione,
europa,
EUTI,
interventi non convenzionali,
linee guida,
metodologia,
protocolli clinici,
scelta,
scienza
Iscriviti a:
Post (Atom)