Visualizzazione post con etichetta quotidianità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta quotidianità. Mostra tutti i post

lunedì 13 febbraio 2012

Acufene e le fasi della vita 2: l’età lavorativa

Chi, pur non essendo acufenico, ha un’idea di cosa sia convivere con un acufene invalidante e dovere lo stesso essere un lavoratore efficiente?
Spesso parlo di acufeni con chi non ne ha mai sentito parlare prima e, come accade per tutte le ‘patologie che non si vedono’, può essere arduo comprenderne i risvolti.
Ascoltare la storia di chi è affetto da acufene può aprire gli orizzonti su questo territorio, così talvolta invito le persone interessate a sapere di più sull’acufene a visitare qualche sito specialistico e forum di acufenici che si scambiano consigli ed esperienze.
Proprio in questi forum si può scoprire con quanta difficoltà affronta la quotidianità lavorativa chi ha un acufene invalidante da molti anni, o chi ha appena scoperto di avere l’acufene e sta cercando di abituarsi, quasi avesse una zavorra di cui non riesce a liberarsi.
E spesso in queste condizioni l’acufenico vede diminuire le sue energie, diminuire la sua capacità di concentrazione e lavorativa, e a volte è costretto o a ‘darci dentro’per cambiare le condizioni di lavoro, se è fortunato e la situazione lo permette, o a cambiare lavoro se il disturbo per l’acufene diviene sofferenza insopportabile e insostenibile (penso per esempio alle persone che lavorano in ambienti rumorosi come scuole, locali o discoteche e che magari soffrono per l’acufene a causa di un trauma acustico).
A fronte di questo, però, ci sono i casi di coloro che vedono diminuire le proprie prestazioni all’insorgenza dell’acufene perché il loro organismo (non solo fisico ma anche psicologico) sta cercando di abituarsi con un nuovo equilibrio, o casi di coloro che trovano strategie vincenti per gestire l’acufene, o, infine, coloro cui l’acufene ha fatto solo una breve visita.
In ultima analisi l’effetto dell’acufene sulla capacità lavorativa dipende dal tipo di lavoro, dalle caratteristiche dell’acufene e dalle caratteristiche della persona che deve fronteggiare quell’acufene.

mercoledì 21 dicembre 2011

‘Sentire’ e Acufene

Ci avete mai fatto caso?
In italiano il termine ‘Sentire’ rimanda a significati vari:

Sento il suono del campanello
Sento vibrare il cellulare
Sento il battito del mio cuore dopo una corsa
Sento i brividi della febbre
Sento il calore di una tazza di the
Sento la paura dopo un incidente
Sento la tenerezza guardando mio figlio
Sento la rabbia per un’ingiustizia subita
Sento la gioia nel rivedere un amico
Sento il dolore di un mal di testa
Sento il dolore di aver perso un mio caro…
Non tutto il sentire è legato all’apparato uditivo o ai suoni.
E a volte una stessa parola può riferirsi a fenomeni diversi.
Pare banale, ma spesso nella quotidianità e per le abitudini ormai consolidate non ci si fa più caso, ed è come se a un certo livello in noi i significati si confondessero.
Credo che non sia superfluo ricordare questo aspetto perché capita anche che l’erronea individuazione della causa porti a cercare nel posto sbagliato la soluzione ai nostri problemi.
Questo è molto vero in caso di acufene.

Ci sono situazioni dove la chiarezza arriva dall’esterno, e altre dove è importante soffermarsi a riflettere più a lungo su noi stessi.
Non accontentandoci di un solo aspetto, ma esplorando il maggior numero di parti che ci connotano.
Quelle conosciute e quelle meno evidenti a uno sguardo superficiale.

In ultima analisi: l'acufene non è solo 'sentire un suono'.