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Acufene: un puzzle di difficile soluzione. Quali teorie vengono proposte? Quante sono le vie percorribili? Come lo vive chi ne soffre senza apparente via d’uscita? Una serie di osservazioni su un fenomeno affascinante e a tratti misterioso nella sua poliedricità che prende avvio dall’esperienza clinica come psicologa. Rivolto a chi a vario titolo se ne interessa.
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venerdì 15 giugno 2012
lunedì 11 giugno 2012
martedì 6 marzo 2012
Acufene e approcci non convenzionali
In un precedente post parlavo di come sia sempre più marcato l’interesse
della medicina per modelli anche molto distanti dal nostro come nel caso della
medicina tradizionale cinese.
A maggior ragione con l’acufene dove è ormai risaputo che è difficile
trovare un rimedio al disturbo.
Come affermavo nel post sull’EUTI, la posizione della medicina ufficiale
occidentale anche per l’acufene non può e non deve dare indicazioni che non
siano in qualche modo state sottoposte a verifica e, anzi, deve ricordare
l’importanza di interventi oculati tenendo a mente che la prima regola della
medicina è ‘non nuocere’.
Credo quindi che quando si incontrano approcci non convenzionali, sia
importante informarsi bene sulla teoria, gli effetti e i rischi insiti nelle
proposte di intervento mantenendo la giusta cautela.
Come si trova affermato nel sito dell’EUTI, del resto, non si possono
negare delle guarigioni o dei miglioramenti che si sono rilevati dopo tali
trattamenti in alcuni casi di acufene.
domenica 15 gennaio 2012
Acufene: e se fosse una malattia mentale?
Come molti degli eventi che giungono inaspettati nella vita anche l’acufene può vedersi riservare diversa accoglienza.
Qualcuno sostiene di non avervi fatto caso e, anzi, sarà perché è trascorso molto tempo, ma proprio non riesce a ricordare quando l’ha notato per la prima volta.
Qualcun altro invece ricorda perfettamente il momento, il luogo, cosa stava facendo, cosa ha pensato e come si è sentito.
Devo ricordare che ho incontrato la maggior parte degli acufenici per una richiesta di aiuto professionale, dunque a causa di un disagio soggettivo e della conseguente difficoltà a trovare da soli la soluzione.
Gli acufenici che ho conosciuto sono quindi una ben precisa parte: quella che cerca un rimedio o una cura per l’acufene che non riesce a fronteggiare in modo efficace.
In ogni caso quanto ho raccolto dalle loro testimonianze si riferisce a un’accoglienza per nulla gioiosa.
Molti di loro, una volta stabilito che l'acufene era qualcosa di stabile e non proveniva dal frigorifero, né dall’appartamento accanto, né dal palazzo prospiciente o da un’astronave di passaggio, si sono ritrovati a chiedersi se quello non fosse un segnale di incipiente pazzia o malattia mentale.
In buona sostanza a chiedersi quello che qualsiasi persona sana di mente, interessata al proprio benessere e poco informata sull’acufene si sarebbe chiesta.
Se questo pensiero, anche solo accennato, può essere passato per la mente di molti acufenici, per lo più esso si dissolve dopo aver ricevuto una corretta informazione.
In alcuni sfortunati casi questo pensiero può insinuarsi al punto da diventare un pensiero prevalente e disturbante per affrontare il quale è spesso necessario ricorrere a un aiuto professionale.
In una minima parte può anche esservi sia la malattia mentale che l’acufene, ma questo non riguarda la maggior parte degli acufenici e , in ogni caso, questa osservazione ci dimostra come acufene e malattia mentale non siano fenomeni sovrapponibili.
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